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Viaggio in bicicletta a Dublino
di Maurizio di Pordenone, Agosto 2002
Dublino e dintorni in bicicletta tra la fine di luglio ed i primi d'agosto del 2002.
Lunedì 29 luglio 2002 : in viaggio per Dublino Sono le otto di mattina. Porto la Multipla alla Fiat per sostituire la cintura di sicurezza. Elio passa a prendermi con la sua macchina all'uscita dell'officina e mi accompagna alla stazione delle corriere per scaricare i bagagli, poi riporta la sua macchina a casa e ritorna indietro a piedi. Partiamo dal piazzale delle corriere con il Bus-navetta che ci porta comodamente fino all'aeroporto Marco Polo con 13 euro. L'aeroporto è stato inaugurato da poco ed è la prima volta che prendo l'aereo dopo i lavori di sistemazione. Finalmente anche Venezia ha un aeroporto degno di tale nome. Siamo un pó impacciati.Chiediamo aiuto ad un poliziotto che già ci guarda con aria sospetta. L'aereo è in leggero ritardo, ma non ci preoccupiamo perché ad Amsterdam ci sono due ore d'attesa. E' un piccolo aereo della KLM, piuttosto scomodo e completamente riempito. Io occupo il lato corridoio, Elio si piazza in mezzo, mentre lato finestrino s'incastra non senza fatica, un "culone" americano, che dormirà tutto il viaggio, senza pronunciare una sola parola. Arriviamo ad Amsterdam quasi in orario ed abbiamo tutto il tempo per raggiungere il gate e proseguire il viaggio. Elio mi scatta la prima foto accanto ad una mucca monumentale posta all'interno dell'aeroporto. "Così si capisce subito che siamo ad Amsterdam", sentenzia Elio. Rivedendo successivamente la foto, non si capirà una beata mazza! La seconda parte del viaggio è notevolmente più confortevole. E' un grosso aereo della Lingus. All' arrivo, ritiriamo i bagagli e, seguendo le istruzioni di Jonas, prendiamo il bus per raggiungere il Barony B&B in Fairview Avenue Lower,3. Il nostro alloggio si trova a circa 50 metri dalla fermata, e tuttavia la via era sconosciuta a quella testa di c...o di venditore di dischi del negozio di fronte alla fermata. Ma ecco apparire la "fatina" Barbara , che capisce subito qual'è la nostra meta e ci accompagna all'alloggio. Ci riceve Julienne, una ragazza di colore, un pó grassoccia, ma con un sorriso allegro. La stanza non è un granché, ma forse noi siamo abituati ad uno standard diverso quando viaggiamo per lavoro. La sola cosa che c'infastidisce è il vistoso strato di polvere all'interno dei cassetti dell'armadio. Il bagno è in ordine e gli asciugamani sono sufficienti. C'è anche la TV. Si familiarizza subito con Barbara. La sera è previsto l'incontro con le guide e la distribuzione del materiale informativo della città. E' anche la nostra prima cena Irlandese. A tavola scopriamo di essere un gruppo piccolissimo, quattro persone in tutto e due simpatiche guide.La cosa si rivelerà particolarmente utile, sopratutto nei cambi di programma, così come nei tempi di spostamento. Giorgio, la nostra guida a Dublino, cronometrava sempre i tempi ed era sempre molto soddisfatto delle nostre medie. A tavola, la prima cosa che un Italiano nota è l'assenza della tovaglia. Non si usa. Anche se nei negozi per turisti trovi i tablecloths. Loro preparano direttamente sul tavolo. Nei Pubs poi devi ordinare al banco la birra e portarla self-service al tuo tavolo ma per noi fanno un'eccezione, prendono l'ordinazione e ci servono la cena. Mentre aspettiamo il cibo, facciamo un giro di tavolo per le presentazioni. Sono Maurizio. Mi sono laureato in scienze statistiche ed economiche a Padova. Abito a Pordenone, però sono nato a S.Doná di Piave. Lavoro all'ufficio acquisti dell'Electrolux-Zanussi. Un tempo ho lavorato come responsabile di produzione (fabbrica tradizionale) a Susegana nella fabbrica di frigoriferi. Faccio questa vacanza perché ho letto ultimamente molti libri d'autori dublinesi e mi sono incuriosito della città. Barbara è una ragazza di Novara. Fa la maestra d'asilo. Ha 34 anni e non si offende quando per scherzo gliene appioppo due in più. E' dolce, non si trucca ed entra subito nelle nostre simpatie. E' venuta in vacanza a Dublino perché una sua concittadina, amica e collega di lavoro, è qui per un corso d'Inglese, e naturalmente anche per visitare la città. Elio è impiegato all'Electrolux . Si occupa di Tempi & Metodi. Attualmente abita a Pordenone, ma appena avrà terminato i lavori di sistemazione della casa natia si trasferirà a Teglio Veneto, poco distante da Pordenone. Gli ho parlato della vacanza ad un cena ed ha deciso di cogliere l'occasione al volo. Silvia è la nostra guida femminile. Princivalle è il suo cognome: Principessa della valle. Per cui decidiamo di chiamarla Principessa. In Italia vive a Begosso di Terrazzo che è in provincia di Verona, ma in pratica si trova molto vicino a Montagnana ( PD). E' decisamente carina, longilinea e parla bene Inglese. Prima di lavorare con Jonas, lavorava alla Salvagnini, a Vicenza. Una ditta che io conoscevo bene ai tempi di Susegana, perché avevamo le profile per le porte che erano state comperate dalla Salvagnini. Questa ditta l'aveva trasferita negli uffici a Dublino. Poi però si era licenziata ed era rientrata in Italia a lavorare per una ditta di vasche idromassaggio. Dopo un anno e mezzo ha lasciato il lavoro per rientrare a Dublino, con Jonas. In realtà per un amore che è già terminato e che le causa ancora sofferenza. Curzio è un odontotecnico. Abita a Capena (Roma). Non sa una sola parola d'Inglese, ed è arrivato da solo da Roma. Seguendo le indicazioni di Jonas ha cercato di raggiungere il B&B con l'autobus, ma poi ha preso un Taxi ed è arrivato in un baleno. Ha letto su un giornale del viaggio ed ha prenotato. Giorgio, è la nostra guida maschile. E' socio di Jonas da molto tempo. Di professione fa il cuoco. Fino a poco tempo fa lavorava in un Hotel a cinque stelle di fronte all'Half Penny Bridge, nel centro di Dublino. A settembre andrò in Florida, a lavorare in un Hotel a Miami, dice, se Luca, il mio socio in Jonas, non mi ritira il passaporto . Per la verità ha fatto anche un colloquio con lo chef del FLORIAN, lo storico caffè di Piazza S.Marco a Venezia e spera di essere assunto là, a novembre. Finalmente si mangia. La cena non è né male né bene. Non saprei. C'è della carne di montone arrosto, patate, carote, broccoli lessati. Tutto non condito, come si usa da queste parti. Buona invece la zuppa. La cena finisce con una Guinness. Sia Curzio che Elio bevono solo un bicchiere in tutta la cena. Imperdonabili! Io prendo e sono l'unico, un Irish coffe. Buono, ma non eccellente. A Pordenone, al Baretto, lo fanno proprio bene.
Martedì 30 luglio 2002 : Dublino Giorgio ci consegna le biciclette. Sono veramente belle.Tutte in alluminio con 18 cambi e dotate di un robusto catenaccio ancorato al telaio per mezzo di un supporto a sgancio rapido. Lessi prima di partire sulla guida per Dublino, che se devono rubarti la bicicletta, questo accadrà a Dublino. Mai previsione fu più veritiera. Dopo dieci minuti dalla partenza, arriviamo a St.North dove c'è la statua di James Joyce vicino a o'Connell street. Tutti noi, appoggiamo le bici ad un lampione e ci mettiamo in posa davanti al monumento dedicato al celebre scrittore per una foto ricordo. Quando ci giriamo per riprendere la via verso Trinity College, la bici d'Elio era già sparita. C'è anche un poliziotto a poca distanza. Le telecamere sono puntate sulla strada ma non coprono l'angolo delle bici. Abbiamo proprio culo!. Silvia fa la dichiarazione di furto al poliziotto, mentre Giorgio si lancia inutilmente all'inseguimento del ladro. Più tardi sì recherá alla stazione di polizia per visionare il nastro registrato dove si vede tutti noi belli in posa davanti a James Joyce, poi si vedono le nostre facce sbalordite che cercano la bici, Silvia che richiama l'attenzione del poliziotto, ma dei ladri neanche l'ombra. Per fortuna che Elio aveva pensato bene di togliere la borsa dal portapacchi,prima di mettersi in posa, limitando così i danni alla perdita della sola bicicletta. Giorgio decide di rientrare al B&B per recuperare una bici sostitutiva per Elio, mentre Silvia accompagna il resto del gruppo a visitare Trinity College. Qui, sulla porta d'ingresso, un gabbiano molla una cacca gigante sul bavero del giubbotto in jeans di Barbara. Mi offro per ripulire la sventurata con un fazzoletto di carta, molto utile al caso. Iniziamo la visita. Bella la mostra "The book of Kells", il leggendario libro scritto da monaci scozzesi, portato successivamente in Irlanda e famoso per le ricche illustrazioni a colori inusuali per l'epoca (800 d.C.). Altro gioiello da ammirare è la libreria con oltre duecentomila volumi manoscritti molto antichi custoditi in robusti scaffali di legno. Dopo una breve sosta per lo shopping all'interno del College, ci spostiamo verso la zona pedonale di Dublino. Il primo incontro interessante è il monumento a Molly Malone, una pescivendola resa famosa anche da una canzone, che mostra il suo seno prosperoso e che vendeva il pesce solo come attività secondaria. Tutti vogliono una foto con Molly, e cosi ci si mette in posa. Ora entriamo nella zona riservata ai pedoni. Grafton Street è molto animata. Ai lati della strada ci sono mimi e piccole bande di musicisti che attirano l'attenzione dei numerosi turisti. Un quartetto di violini e contrabbasso suona Mozart. Silvia chiede di suonare una musica (non ho capito l'autore) che vorrebbe come accompagnamento al suo matrimonio. "Non ti sposerai mai", sentenzio, provocando quasi un collasso alla Principessa che aggiunge non vorrei fare la fine di mia zia che tutti ja desiderava ma nessuno la prendeva. Barbara, chissà perchè pensa che sia contrario al matrimonio e conclude che non devo essere sposato, anche perchè la sera precedente, durante la presentazione, non ne avevo parlato. Ma la spiazzo subito rivelando di essere felicemente sposato con due figli uno di 17 anni ed un altro quasi di 5. In fondo alla via c'è un grande centro commerciale, subito dopo c'è lo St.Stephen's Green, un grande parco dove uno può consumare un sandwich ascoltando della musica all'aperto. Noi per il pranzo seguiamo Barbara al ristorante Bewley's, dove con pochi euro si può mangiare, self service, abbastanza decentemente. Dopo pranzo, passiamo per Nassau Street, per vedere l'area shopping consigliata e quindi ci avviamo per Merrion Square, verso la National Gallery. Di fronte c'è il giardino con la statua dedicata ad Oscar Wilde. L'originalità sta nel fatto che è colorata. Mi ricorda l'attore Huge Grant. Barbara e Silvia concordano. Dalla parte opposta alla statua, ci sono dei parallelepipedi che riportano le frasi celebri dello scrittore. Ne ricordo una in particolare :" posso resistere a tutto, ma non alle tentazioni". Scattiamo due foto con il prato fiorito che fa da sfondo e poi di corsa al cancello della National Gallery, dove Giorgio ci aspetta. Sono già le quattro e mezza: non c'è più tempo per visitare la galleria, così ci spostiamo per visitare St.Patrick's Cathedral. La cattedrale è l'edificio più prestigioso della città ed è protestante così come l'altra cattedrale, dedicata sempre a S.Patrik. La Cattedrale cattolica, che non visitiamo, a giudizio della nostra guida non ha mai raggiunto la fama delle altre due. All'interno c'è un coro di voci femminili che sta provando. Alla sinistra dell'altare si trova la "Porta della Riconciliazione" , così detta perché al centro ha un foro attraverso il quale, un conte normanno in lotta sanguinosa da anni con il conte normanno che stava dall'altra parte della porta, decise di offrire la sua mano, rischiando di vedersela staccare da un fendente di spada, oppure, come nel caso citato, ricevere la stretta di mano del suo avversario in segno di riconciliazione. Da qui l'espressione 'to chance your arm'. In bici ci spostiamo verso la Christ Church Cathedral (protestante) e raggiungiamo la zona pedonale di Temple Bar. Rapida messa in posa per la foto con lo sfondo dell'Half Penny Bridge chiamato così perché si pagava mezzo penny per attraversarlo. Da qui si vede anche il ristorante a cinque stelle dove Giorgio faceva il Cuoco. Poi finalmente ci tuffiamo nel quartiere Temple Bar per la cena e primo incontro con il Pub che ha dato il nome a tutto il quartiere. Questo dice una leggenda metropolitana. In realtà deve il suo nome a un vecchio proprietario Sir William Temple. Il termine "Bar" si riferiva ad un passaggio situato accanto al fiume. Questo dice la guida. Naturalmente mi prendo una Guinness. Alla sera si unisce a noi anche Isabella, la collega-amica e concittadina di Barbara. Isabella sembra proprio una ragazza Irlandese con le lentiggini (freckles),i capelli rossicci, le tette abbondanti e la pancetta pure e con tanta voglia di accoppiarsi con qualcuno. Non sono esigente, confessa. Alla sera tutti a mangiare al The Porthouse Pub, uno dei più caratteristici della città. Io prendo Irish stew, un piatto nazionale irlandese, suggerito dalla guida che ho portato dall'Italia. Praticamente montone arrosto o lesso con verdure cotte in acqua non salata e senza condimento. Diciamo che se la cucina irlandese non è molto famosa nel mondo, un qualche motivo ci dovrà pur essere.
Mercoledì 31 luglio 2002 : Newgrange Anche oggi Sole grigio! Siamo fortunati che non piove, almeno per ora. Diciamo che se ti dimentichi gli occhiali da sole, non te ne accorgi! Giorgio arriva con le maniche corte e le braghe corte, guarda il cielo e dice che oggi è una giornata calda, non sembra, ma è una giornata calda. Pioverà come gli altri giorni. Oggi è prevista la gita a Newgrange. Si fa un tratto in treno. Silvia fa i biglietti per tutti, anche per le biciclette. Il treno che prendiamo non ha un vagone riservato alle bici, così le portiamo con noi nello scompartimento. Il treno è spazioso e praticamente vuoto. Andiamo verso Nord ed attraversiamo un tratto di laguna salata. E'come passare sul ponte S.Marco per andare a Venezia : acqua a destra, acqua a sinistra. Le grandi barche sono coricate sul fondo per la bassa marea. Arriviamo ad una stazione e ci fanno scendere per prendere un altro treno, che arriva 50 minuti più tardi. Quando scendiamo c'è un tratto da percorrere in bicicletta sotto una leggera pioggia. La valle del Boyne.E' qui che sorge la tomba Megalitica di Newgrange, risalente al 3200 A.C. Il tumulo è sorretto da 97 enormi massi, molti dei quali sono istoriati con simboli celtici (dicono). La facciata in quarzo bianco è stata completamente ricostruita con le pietre trovate lì attorno e che si pensa siano crollate nel tempo. Attraverso un corridoio di 19 metri si arriva ad una camera cruciforme alta 6 metri, dove ci sono tre cellette. La guida Irlandese ci fa notare una decorazione a tripla spirale che è forse il più famoso simbolo Megalitico Irlandese. Spesso è indicato come un simbolo celtico, ma è stato realizzato 3000 anni prima che i celti apparissero in Irlanda. La grande fama del luogo deriva dal fatto che nel solstizio d'inverno, tra il 19 ed il 23 di dicembre ,i raggi del sole penetrando attraverso un foro posto sopra la porta d'ingresso illuminano l'interno della tomba. Prima di entrare ,la guida commentando le decorazioni sul masso posto all'entrata, dice che probabilmente chi li aveva fatti conosceva il senso orario e quello antiorario. Dopo la visita della tomba e le foto per ricordare meglio i posti visitati, ci riposiamo sul prato in attesa del bus che ci riporti indietro. Barbara allora mi chiede che impressioni ho avuto del luogo. A mio parere, rispondo, questo non è una tomba bensì un monumento dedicato alla fecondazione della terra da parte del sole. Una volta ho visto in TV un servizio su alcune tribù africane dove in una cerimonia gli uomini fecondano la terra scavando una buca e riempiendola con il loro sperma. Cercano in questo modo di rendere fertile madre terra. La mia interpretazione è la seguente : Primo le spirali girano in senso orario e poi in senso antiorario . Questo sta a significare il cambio di stagione. Dopo il solstizio d'inverno le giornate cominciano ad allungarsi perché si va verso la primavera. Questo avviene dopo che il sole ha penetrato la terra attraverso la fenditura ricavata sopra la porta d'accesso al tumulo. Il ventre della terra si riempie di luce. Le giornate iniziano ad allungarsi fino alla bella stagione che porterà alla maturazione delle messi e dei frutti. Il raccolto è il frutto della terra fecondata dal Sole. Del resto all'interno del tumulo non sono stati trovati resti di scheletri e quindi perché non pensare a qualcosa di diverso da una camera funeraria? . L'interpretazione sessista piace ed è considerata quasi un'alternativa alla spiegazione ufficiale. Peccato non averla raccontata alla guida Irlandese che ci accompagnava. Elio mi scatta una foto mentre sono disteso come un cadavere sul prato davanti ad un ceppo di pietra. Al momento del rientro faccio le uniche foto del gruppo con le bici, giusto per ricordare che siamo dei cicloturisti. Al ritorno teniamo una media veramente invidiabile che rende felice Giorgio. Manca quasi un'ora alla partenza del treno, così depositiamo in stazione le bici e andiamo a bere la solita guinness nel pub più vicino. Silvia si fotte i sottobicchieri, perché li colleziona, mentre Elio, in uscita dal Pub è rapito dalla maestà di un cane che sonnecchia all'interno. Alla sera Elio, Curzio ed io ci lanciamo alla ricerca dello Slattery's, un Pub nel centro di Dublino per cenare. Piove. Alla fine lo troviamo, ma purtroppo non servono la cena e per ascoltare la musica bisogna pagare. Ci dirigiamo precipitosamente verso Temple Bar alla ricerca di un ristorante aperto. Sono quasi le 10.00 di sera ed i Pub chiudono la cucina. Per fortuna troviamo il ristorante Italiano Bella Roma, proprio dietro The Porthouse Pub, il pub dove ieri abbiamo cenato, che è ancora affollato. Entriamo ed ordiniamo una santa pastasciutta all'amatriciana e del vino. Uhmmmm! La pasta è così buona e ben cucinata che sembra proprio fatta a Roma. Una delizia, che abbiamo consigliato anche ai nostri amici di viaggio e alle nostre guide. Con gli SMS ci ritroviamo con Barbara , che era stata a trovare Isabella, ed assieme prendiamo il Bus per il ritorno. Naturalmente piove e piove.E naturalmente i Dublinesi se ne strafregano e continuano imperterriti a camminare senza correre e senza ombrello.
Giovedì 1 agosto 2002 : Howth Colazione abbondante e all'irlandese: uova, pancetta, salsicce, sanguinacci, succo di frutta e tè. Oggi gita fuori città a Howth. Howth è una penisola a 15 Km. dal centro e delimita il lato settentrionale della baia di Dublino. Ha origini vichinghe e deriva dal danese Haved, che significa Testa. Giorgio ci raggiungerà più tardi. Silvia ci accompagna a visitare una spiaggia di fronte al porto di Dublino. La bassa marea lascia scoperto le schifezze sul fondo. Un braccio di cemento, percorribile a piedi, si inoltra nel mare. Ai lati ci sono due costruzioni a volta, una per gli uomini ed una per le donne, dove stendersi per prendere il sole. Osservando il panorama, grigio e intristito, restiamo piuttosto perplessi. Sui pali piantati in mezzo al mare (bricole) per segnare il passaggio alle barche, stazionano i gabbiani. A Venezia li chiamano " Cocai " . Simulando il volo con le braccia , il gabbiano si alza immediatamente in volo. Provo con i Cocai irlandesi a fare lo stesso ed ottengo lo stesso risultato. Un vecchio irlandese dietro di noi, ride divertito. In Italy we call them :" Cocai". Bye,bye. Silvia e Barbara sembrano tristi. Sarà la giornata grigia o il posto solitario o forse pensano ai loro perduti amori. Iniziamo un gioco, che chiamiamo il Club dei cuori infranti. Io farò il presidente, Barbara e Silvia le prime associate. Ma perché uno ha il cuore infranto? Quando due si lasciano, entrambi hanno il cuore infranto, o solo uno dei due? Sono queste le prime domande cui si deve dare una risposta. Silvia dice che ha il cuore infranto perché si sente presa in giro. La cura?Aspettare, aspettare. Il tempo cancellerà il dolore. Due si mettono insieme e ognuno si aspetta qualcosa dall'altro, quando non lo trova rompe il legame. Chi resta a piedi si sente perso e cade in una depressione da cuore infranto. Hey Jude don't make it bad, Hey Jude non essere pessimista Take a sad song and make it better, prendi una canzone triste e rendila migliore Remember to let it into your heart, ricorda di portarla dentro il tuo cuore And then you can get it better , e solo allora puoi renderla migliore Insegno questa canzone a Silvia che la trova particolarmente indicata come inno per il nostro Club. Intanto Giorgio ci ha raggiunti e iniziamo la pedalata che oggi ci porterà a Howth. La strada è pianeggiante e scorrevole. Passiamo davanti ad un campo da golf dove gruppi di persone si esercitano. Giorgio è convinto che per fare bene questo sport non serve essere stupidi, ma se lo sei ti aiuta! Pedaliamo con foga e arriviamo a Howth prima di mezzogiorno. Ci supera un camioncino che trasporta delle finte palme in plastica, delle capanne africane sempre in plastica e delle sedie orribili, accompagnate da un cartello IN VENDITA. Lo troveremo più tardi proprio dove stiamo andando. Giorgio ci accompagna in un negozio dove ci preparano dei panini, che andremo a consumare nel PUB di fronte accompagnandoli con la solita Guinness. Il pub è piuttosto vecchio e la tappezzeria lo ricorda a chi entra, ma la signora è gentile e noi consumiamo il pranzo in santa pace. Si parte a piedi per una passeggiata che ci porterà lungo il sentiero che corre sopra la scogliera fino alla Baily Light House, un faro del 1814, nella zona sud orientale della penisola. Il paesaggio è incantevole con la scogliera che si tuffa a precipizio nel mare. Lungo il sentiero troviamo le verdi felci che mescolate a grandi macchie di fiori gialli, bianchi e lilla creano un'atmosfera veramente suggestiva. Incontriamo a metà percorso un cane maculato bianco e nero che familiarizza subito con Barbara e Silvia. Ci seguirà per tutto il percorso giocando con il sasso che Elio, Curzio e gli altri gli lanciano lontano. Il faro non si vede ancora per via delle nuvole a bassa quota, così Giorgio prende la sua macchina digitale e ripesca il fotogramma scattato e memorizzato con il gruppo precedente, per convincerci della sua esistenza. Ma come spesso accade qui in Irlanda, il tempo cambia in continuazione durante il giorno. E dopo cinque minuti la nuvola si dirada lasciando intravedere la bella struttura bianca del faro. A poca distanza dalla costa di Howth c'è Ireland Eye, un'isola rocciosa che ospita una riserva d'uccelli marini e le rovine di un monastero del VI secolo. Iniziamo il viaggio di ritorno verso il paese dove ci aspetta il solito Pub per la santa stout. Elio scatta una foto ricordo, e tre avventori del pub simulano un'ola con le braccia, sentendosi compresi nell'inquadratura, Silvia s'incarta i soliti sottobicchieri per la sua collezione di cartone. Fuori la pioggia battente sferza l'asfalto e noi ci godiamo tranquilli la birra al coperto. Giorgio è preoccupato per il rientro e medita già un'alternativa alle biciclette. Ma prima c'intrattiene con una barzelletta su Berlusconi che ordina ai suoi emissari di affittare il Santo Sepolcro per la sua cerimonia funebre. Quando i suoi rientrano dalla missione gli riferiscono il prezzo pattuito: cento milioni d'euro. Al che il premier sbalordito li rimanda a trattare perché dice vabbè che è un posto celebre, ma per restare tre giorni mi sembra un pò troppo caro! Aspettando che il tempo migliori, Giorgio continua nei suoi racconti. C'è una trasmissione tipo Candid Camera che propone programmi demenziali del tipo : Un signore vestito di nero con tanto di maschera sugli occhi chiede ad una vecchietta se per cortesia può indicargli quali famiglie del quartiere siano andate in vacanza, .......... In un altro schetch si vedono due travestiti da coniglio che simulano un amplesso dentro un ascensore con una incredula vecchietta che li guarda imbarazzata e con un certo disgusto. Poi passa ad elencare gli spot della Guinness in TV. Quello con Schillaci (un suo goal eliminò l'Irlanda dai mondiali del .......vattelapesca) realizzato metà in inglese e metà in siculo con sottotitoli. In un altro spot si vede una coppia in intimità a letto. Lei si avvicina al marito con aria vogliosa e gli chiede di "farlo" in modo diverso questa sera. Poi gli sussurra qualcosa all' orecchio. A quel punto lui mima di spillare con passione una pinta di Guinness, gliela porge, e lei inizia a berla simulando un orgasmo. Finito di bere, si gira sul fianco e gli dice : oggi sei stato meraviglioso. Meglio di ieri e comincia a dormire lasciando a secco il compagno. Giorgio mi dovrà scusare perchè le storie raccontate senza le sue mimiche facciali hanno sicuramente perso quell'intensità e quell'ironia che solo lui riusciva a trasmettere. Il Pissing the rain si interrompe e noi ne aproffitiamo per inforcare le bici e guadagnare con foga invidiabile la via del ritorno. Questa sera è prevista la seconda cena Irlandese. La cosa mi è piaciuta così tanto, ma così tanto, che non ricordo più cosa abbiamo mangiato. Isabella ci ha raggiunti, ma non ha cenato con noi perché è a dieta. Per la verità una dieta strana, visto che ogni volta che sbatte la faccia addosso ad una vetrina di dolci entra a mangiarne qualcuno. E' stata con noi fin quasi le 10 di sera, poi Barbara gentilmente l'ha accompagnata perché Isabella era terrorizzata dal momento che la fermata del bus si trova proprio ai bordi di Fairview Park. All'indomani abbiamo saputo che il bus l'avrebbe lasciata, per fuori servizio, poche fermate più in là, costringendola ad una serie di giri per tornare a casa. Il mio compleanno cadrà il 4 agosto, così l'argomento principe della sera ruota attorno alla mia presunta età. Nessuno è riuscito ad indovinarla ed il gioco finisce quando lascio intendere che avrei compiuto 49 anni. E' tardi e piove così andiamo tutti a letto. Sulle scale prima di coricarsi, Barbara mi chiede ancora l'età e scopre che gli anni che avevo confermato erano solo un bluff! Good night!.
Venerdì 2 agosto 2002 : shopping a Dublino Oggi giornata libera da dedicare allo shopping o a gite personalizzate. Piove. Piove fin dal mattino presto. Con Elio e Curzio scendo a fare colazione. Conosciamo una signora tedesca che parla così bene l'inglese che la scambiamo per una turista americana. E' sola. Così la invitiamo al nostro tavolo. Familiarizza subito con Elio che le racconta della bici rubata. Lei dice che alcuni anni fa a suo marito hanno rubato la mercedes a Torino, proprio di fronte al Duomo e per questo suo marito non vuole più venire in Italia. Il marito è ancora al lavoro e la raggiungerà fra una settimana. Gireranno l'Irlanda assieme. Nel frattempo lei visita Dublino e dintorni con la DART o i Bus. Arriva anche Barbara e subito dopo Silvia. Giorgio è partito questa mattina per studiare una gita a Wicklow. Verso le 10.30 lasciamo il B&B sotto una pioggerellina che Curzio, con una colorita quanto indovinata espressione, battezza come "a'gnagnarella". Sì, perché questa pioggia ha la consistenza del vapore, ma ti lava come sotto un diluvio. Attraversiamo Henry Street, Trinity College, Grafton Street. Qui ci incontriamo con Isabella e due sue colleghe di corso. Ci dividiamo. Noi proseguiamo per lo shopping, Barbara con le altre va alla mostra di Dublinia. I Carrol's shop sono una catena dove un turista può trovare a buon prezzo un souvenir per parenti ed amici. Curzio ha un elenco di nomi cui ha promesso un ricordino, mentre per sé è intenzionato a comprarsi un maglione Aran originale. Nassau Street è la zona scelta per le nostre compere. Naturalmente giriamo un po' di negozi prima di fare gli acquisti. Giusto per confrontare la merce ed i prezzi. Una commessa siciliana assai spigliata, da Carrol's accalappia Elio che, infatti, compera dei strofinacci per sua madre. "Viene dalla Sicilia? Ah, mi sono sempre piaciute le more di Sicilia " Ma io sono bionda, mi sono colorata di nero. Curzio allora dice ma a noi piacciono le nere, le brune, le rosse e le bionde. Uhm, di quelli è meglio non fidarsi, ribatte. Intanto anche Curzio ed io usciamo con il nostro pacchetto. I maglioni Aran migliori per fattura e prezzo li troviamo da Blarney in Nassau Street. Hanno anche un'etichetta con il nome della persona che li ha fatti a mano. Curzio ne indossa uno e subito capisce che non porterà mai quel capo in giro per Roma. Troppo pesante. E poi la lana puzza di pecora ed essendo lui un po' bassino di statura lo intozzisce di brutto. Curzio rinuncia all'acquisto, ma non rinuncia al pranzo. Nel self-service incontriamo una cameriera italiana che ci consiglia i piatti meno schifosi. Sono quasi le 17.00 e tentiamo di visitare la National Gallery. Solo che chiude alle 17.15! Affrontiamo le prime due sale e subito dopo facciamo dietro front e riguadagniamo l'uscita dove il custode ci dice che se veniamo domani mattina avremmo tutto il giorno a disposizione per la visita. All'uscita del museo ci ritroviamo con Barbara ed Isabella e chiudiamo con lo shopping. Per cena Curzio, Elio ed io scegliamo un ristorante giapponese in Temple Bar, lo Yamamori. Arriviamo proprio una manciata di minuti prima dell'arrivo di una vera orda di persone. L'ambiente è gestito da Irlandesi e da Giapponesi. La cameriera che ci serve è una giapponesina molto carina. Elio viene a sapere che ha il fidanzato Italiano. Questo ci gasa, chissà perché poi, fatto sta che ci fidiamo volentieri dei suoi consigli e ordiniamo tre piatti diversi che ci dividiamo in parti uguali abbandonando ogni regola del galateo a tavola. Barbara ed Isabella vanno da Bewley's a consumare qualcosa di più irlandese e poi ci raggiungono. Tutti assieme ci tuffiamo in Temple Bar a vivere le notti Irlandesi. Isabella prende d'impeto Elio e se lo trascina via. Il resto del gruppo decide di lasciarli andare e cambia strada. Lo scherzo non continua per un ripensamento di Barbara, così decidiamo di entrare tutti nel mitico Temple Bar. A quell'ora è già pieno zeppo come un uovo, ma il buttafuori ci fa entrare lo stesso. L'atmosfera è incredibile. I decibel non si contano. Le persone sono tutte attaccate una all'altra. Ballano, si spogliano, si rivestono, cantano, ridono, urlano, bevono. Migliaia di litri di Guinness ogni sera transitano dai barilotti dentro le gole assettate dei Dublinesi. Anche noi, facciamo lo stesso. In quel posto frenetico non posso scordarmi dei tre camerieri dietro il banco, dove in uno spazio incredibilmente ridotto, con una velocità da guiness dei primati spillavano birre, disponevano i bicchieri nella lavastoviglie, accettavano i pagamenti dei clienti sincronizzandosi tra loro in una sorta di ballo africano. Per strada ci sono ancora gruppi di musicisti che riescono a catturare l'attenzione dei passanti. Incontriamo anche gruppi di ragazze, vestite di modo buffo e divertente che stanno festeggiando l'addio al celibato oppure anche l'addio al singolato, come ci spiega una di loro. Di sera le ragazze sono vestite quasi tutte alla stessa maniera e cioè minigonna o pantalone, una canotta che lascia scoperte le spalle e la pancia. Il seno poi, sempre generoso, è ben visibile. Per questa sera è tutto.
Sabato 3 agosto 2002 : Dalkey Il giorno prima del rientro in Italia. Io ordino la solita colazione Irlandese. Senza i sanguinacci, ma con due uova. Silvia mi ha raccontato che i due tipi di sanguinaccio serviti, in realtà sono la stessa cosa, solo che uno contiene un additivo sbiancante, per renderlo più accettabile. Così ho eliminato la "merdaccia" dal piatto. Curzio ed Elio non si scostano dalla loro colazione continentale a base di marmellata, biscotti e caffè. Partenza per Dalkey. Una piccola Sorrento in terra d'Irlanda. Le biciclette oggi restano a casa. Raggiungiamo la città con la DART. Quando arriviamo il luogo ci appare subito interessante. I negozi hanno gli ingressi incorniciati e il nome del negozio, ben dipinto, spicca sopra le insegne. La presenza degli italiani è evidente, sia perchè ci sono dei ristoranti italiani, sia perchè incontriamo delle ville patrizie intestate a signori dal nome e cognome nostrano. Percorriamo tutta Sorrento Road e troviamo anche Mount Etna. La vista sul mare è stupenda e la baia con le montagne sullo sfondo ricorda effettivamente la costa italiana. Mi dicono che anche Bono, il leader degli U2, abbia una villa in questo luogo. La cosa ci ha così influenzato che crediamo di riconoscerlo in un passante in biciletta. Ma non è Lui. Giorgio rientra in anticipo per organizzare la vacanza con il prossimo gruppo che si annuncia molto numeroso e con due bimbi di 4 e 5 anni. Gli suggerisco di attrezzare le bici con i seggiolini a norma, molto pratici sia per i bimbi che per i genitori che li devono scorazzare. Il resto del gruppo si ferma per un pranzo veloce in un ristorante, dove c'è una festa di matrimonio in corso. La sposa è bellissima e molto elegante. La seguono due damigelle altrettanto eleganti. Silvia mi spiega che in Irlanda si possono avere fino a sette coppie di testimoni di nozze. Tutti sono vestiti a spese degli sposi e devono essere vestiti rigorosamente uguali. Dai vestiti agli accessori, cinture, borsette, collane e capelli compresi. Da come vestono gli invitati, questo deve essere stato un matrimonio "ricco". Il rientro a Dublino lo facciamo con l'autobus, perchè la DART è in sciopero. Ceniamo da Smith's, il Pub convenzionato con Jonas. Le guide con il resto del gruppo hanno organizzato una festa per il mio compleanno, dove finalmente sarà svelata la mia vera età. Fifty one years old. Non mi aspettavo la festa e quando sono usciti con la torta, le candeline e la maglietta di Jonas con gli auguri del gruppo ho provato una piacevole gioia ed anche un pò di commozione. Volutamente abbiamo concluso la cena in tempi brevi, perchè la serata vera sarebbe continuata in Temple Bar. La principessa si è cambiata dopo cena e ha indossato una blusa rossa in stile giapponese che le dava un' aria di ricercatezza ed eleganza. Lei ci accompagna nei Pub più Inn di Dublino. Ricordo il Sam Sara. Quì riusciamo a sederci e a consumare qualcosa. Ma l'ambiente era senza musica dal vivo e sembrava più un ambiente per "fighetti" che non " mecciava" con il nostro stato d'animo. Così ci spostiamo al The Porter House dove c'è il concerto live dei Rock Tribunal. Hanno tutto il repertorio rock anni 60/70/80. Bellissimo! Isabella ha un'idea brillante, chiede al chittarista del gruppo di dedicarmi una canzone per il mio compleanno. Devo dire che è stata gentilissima. Dopo avermi chiamato , suonano Hej Joe di Hendrix. E' stato proprio emozionante. Grazie a tutti. Verso le due usciamo e ci spostiamo verso un altro Pub lo Zanzibar. Quì rinunciamo ad entrare, perchè nonostante l'ora si paga l'ingresso. Mentre aspettiamo, troviamo l'amico di Giorgio : Massimiliano. E' con tre giapponesi, abbastanza brutte, che sta rientrando a casa. Tutto il gruppo si sposta verso un altro Pub dove all'esterno un gruppo di ragazze irlandesi, drunked, ci chiamano per unirsi a loro in una danza al canto di "Singing in the rain" che risulta essere un inno particolarmente adatto al clima Irlandese, quanto O'Sole Mio lo è per Napoli. Sono ormai le quattro di mattina ed è l'ora di rientrare. Accompagnamo Elisabetta a prendere il bus che a quest'ora sono più attivi che alle 12.30 all'uscita di scuola a Padova. Vicino a Trinity college incrociamo in pieno centro una ragazza che fa la pipì sugli scalini di un monumento senza alcun problema e senza cercare ripari schermanti. Tutti sono abbastanza ubriachi, senza distinzioni tra uomini e donne, ma di bello è che il servizio pubblico funziona , ci sono tantissimi autobus ed i taxi sfrecciano in continuazione avanti e indietro trasportando gruppi di persone alticce. Questo almeno evita disastrosi incidenti in macchina come avviene da noi con le stragi del sabato sera. Massimiliano ci porta in una zona dove è possibile incrociare i taxi di ritorno da un viaggio per poter fermarne uno che ci riporti a casa. Alle 5 del mattino, Curzio partirà per l'aeroporto per rientrare in Italia. Lo salutiamo tutti e ci annotiamo gli indirizzi per scambiarci le foto dall'Italia. Lo lasciamo davanti alla TV in attesa che arrivi il suo taxi, mentre noi ci infiliamo sotto le coperte aspettando le 8.00 .
Domenica 4 agosto 2002 : Il rientro in Italia Questa mattina anche Elio cede alla tentazione della colazione all'Irlandese ed ordina uova e pancetta, succo di arancia e caffè. Ci raggiunge anche Giorgio che non vuole mancare per i saluti finali. Siamo stati molto bene assieme e ringraziamo Lui e la Principessa per l'assistenza che ci hanno riservato. Arriva il taxi ed è proprio finita. Rientriamo in Italia. Ad Amsterdam prendiamo l'aereo per un pelo e a Venezia le nostre valige non arriveranno. Ci saranno consegnate il giorno successivo con alcune ore di ritardo, ma con tutto dentro. Fuori dell'areoporto mi aspetta Clara, Andrea ed il piccolo Alessio che issa un cartello di auguri. Elio rientra con noi a Pordenone. Ci resta il sapore di una vacanza fantastica che consigliamo agli amici più cari e che siamo pronti a ripetere alla prima occasione.
Maurizio
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