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Passeggeri o esploratori?
di Pat, Aprile 1999
È interessante la metafora del viaggiare, le immagini dei sentieri delle strade rimandano al significato stesso della vita. Il viaggio è qualcosa che ci accomuna, è un'esperienza che ci rimanda ad altro. Il viaggiare è incontrare, è fuga, è distacco per poter riordinare le idee, momento di riposo dalle solite cose, è mistero perché spinti dal fascino dell'esotico. Spesso un viaggio diventa occasione di riflessione, di crescita. Esso ci mette in contatto con luoghi visti solo in televisione o immaginati. Nel momento in cui ci mettiamo in viaggio cambia anche la nostra identità, il nostro ruolo, diventiamo turisti. Cambia il nostro modo di relazionarci con la realtà che ci circonda. L'occhio diventa il grande registratore, la pellicola su cui impressionare ogni cosa, affinché quell'esperienza resti propria, originale, unica. Possibilità per poter conoscere, capire, sentire, osservare, ascoltare, cosa? Momenti, azioni, parole, cose, altre esperienze, altre idee, altri modi di definire la realtà. Ma tutto ci scorre, ne cogliamo solo attimi, solo momenti. E poi cosa veramente ascoltiamo, cosa impariamo? Il viaggiare ci mette in comunicazione con la nostra diversità, con quello che di noi spesso non emerge nella normalità del vivere, l'incontro con l'altro diventa occasione per incontrare la diversità che è in noi, i lati oscuri o nascosti di noi stessi. L'esperienza del turista diventa allora momento per capire noi stessi, per vedere se veramente sappiamo staccare, per poter incontrare qualcosa che stimola la nostra curiosità, o diventa l'occasione per poter scappare, imponendo a questa fuga gli stessi ritmi di una realtà, segnata dallo scorrere incessante del tempo. L'esperienza di essere turisti quindi è occasione per capire, per ascoltare noi stessi e chi ci è intorno, per cogliere l'originalità dei momenti che viviamo.
Pat
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