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Amo Barcellona
di Renata, Settembre 2007
Allegri mascheroni carnevaleschi od inquietanti e minacciosi teschi? Ci incanta, casa Batllò, e non ci trova d'accordo. E quei giochi cromatici. Coriandoli o squame di drago? Ne discutiamo tra di noi seduti su quella panchina, quella che sta giusto di fronte all'ingresso, e ci chiediamo chi siano i fortunati occupanti di tanto splendore. Non vorremmo alzarci, ci piace continuare ad immaginare. E siamo un po' stanchi, portiamo il peso di una giornata fatta di bici, di spiaggia, di una partita a pallavolo con quell'ormai famoso pallone del Real Madrid che qualche incauto socio Jonas ha acquistato, sembra, in un negozio di "juguetes" del Poblenou, dove probabilmente giaceva da anni nascosto dietro a tutti gli altri, una montagna di gloriosi palloni del mitico Barça. Che avrà avuto per la testa, quel socio? Ci abbiamo giocato, in ogni caso, cercando di non dare troppo nell'occhio… e ci siamo divertiti un sacco, a dire il vero, ad alternare pezzi di partita a bagni rinfrescanti e a pause birra. Ma Sua Maestà la Pedrera ci attende, non possiamo mancare. A malincuore, ma curiosi a questo punto di capire cos'altro questo nostro uomo sia riuscito a creare in nome di uno stupore imperituro, leviamo dunque le nostre stanche membra da quella panchina conquistata a fatica e seguiamo, fiduciosi, le nostre guide. Li seguiamo, appunto. Perché non è da tutti stare al loro passo - ma li avete notati, almeno, i polpacci del Jesùs? Per fortuna che Renata, da brava chioccia, si ferma spesso a raccogliere gli ultimi "su, ancora pochi metri", dice sempre, "è proprio qui vicino". Spesso non è vero, ma è comunque bello lasciarsi confortare un po'. Stavolta, comunque, è proprio così. Non abbiamo finito di confrontare le nostre impressioni su ciò che abbiamo appena lasciato che questo nuovo, fagocitante, cervellotico gigante ci cattura. E allora eccoci di nuovo con il naso prima all'insù, alla ricerca di simmetrie che non troveremo mai, e poi contro il portone, attenti a carpire i particolari che Jesùs, nostra fonte inesauribile di notizie, ci indica. Non ci basta, però, uno sguardo dall'esterno; ci torneremo, nei prossimi giorni. Vogliamo proprio guardarli in faccia quei comignoli, vogliamo scrutarli dritto negli occhi, chissà che non ci sappiano dire qualcosa. Lo potremmo fare di sera, quando c'è musica, lassù, e potrebbe forse aiutarci a capire ancora qualcosa in più di questa strana città, con i suoi strani palazzi, i suoi strani quartieri, i suoi strani locali. Chiederemo al gruppo, in ogni caso. Se si deciderà per la sangria al Port Olimpic, ma sì andrà bene lo stesso; dopotutto, l'importante è stare insieme. Perchè ci stiamo divertendo, insieme. È un gruppo affiatato quello che i barcellonesi vedono pedalare in questi giorni per le loro "calles", chiedendosi chi glielo faccia fare, con "todo el calor que hace". Siamo gente che sta passando in questa città catalana giornate indimenticabili. Ne apprezziamo l'arte, a proposito, domani ci aspetta Picasso, i palazzi, i locali e la spiaggia. E le tapas, la paella, l'horchata e la sangria. Si, lo sappiamo tutti che Jesùs non amerebbe questo accostamento di bevande, lui che non smette di spiegarci come la prima sia meravigliosa, sana e rinfrescante, non lo ringrazieremo mai abbastanza per quelle tappe rigeneranti a "El Tio Che", al ritorno dalla spiaggia, la seconda un intruglio per turisti fatto con del vino di bassa qualità. Eppure in queste calde notti al porto, tra un localino e l'altro, assetati per il tanto ballare, anche questa per noi è ambrosia. Poi, l'autobus, le ultime due chiacchiere nella hall dell'Hotel Aragon e … a ninna, domani ancora bici. Grazie, città generosa. Perché il tuo mare ci ha rilassato, i tuoi palazzi ci hanno ammaliato, i tuoi vecchi quartieri incuriosito. Grazie perché le tue notti in riva al mare ci hanno fatto sentire vivi tra gente viva, felici, mai sazi. Abbiamo passeggiato lungo il tuo molo, ci siamo stesi sull'ultima panchina. Abbiamo ascoltato le onde e la musica dei locali confondersi, distorta, in esse. Abbiamo chiuso gli occhi, per cercare di imprigionare un po' di tutto questo dentro di noi, e tenercelo dentro. Hasta luego, Barcelona. Ciò che ci hai dato, ora, està en nuestro corazón.
Renata
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