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Dialoghetto
di Lucio Tancredi, Novembre 2001
"Ciao, dove sei ?" "Sono qui in casa, sto leggendo qualche opuscolo. Mi voglio fare un viaggetto il prossimo week-end". "Ma come, con tutto quello che sta succedendo nel mondo tu pensi ad organizzarti il week-end?" "Perché? Perché c'è la guerra allora io dovrei cambiare abitudini? Al massimo starò attento alla posta!" "Dai, è una cosa seria, non scherzare … ma davvero non hai paura?" "Paura no, vorrà dire che vedrò con altri occhi e con l'animo turbato le bellezze che ancora non ho visto. Sai, voglio tornare a Venezia. Mi faccio una due giorni romantica, autunnale che sa di salsedine e novello. Camminerò molto." "E come ci andrai … là ci sarà sicuramente la nebbia. Mica ti fiderai ad andare in treno?" "Certo, mi fido sì. Anche in aereo ci vado se c'è una buona offerta e adesso le offerte non mancano di certo. Potremmo andare persino all'estero con poche lire". "Sempre ottimista tu. O non mi sarai diventato per caso cinico". "No, caro mio, in realtà sono preoccupato quanto te, ma la mia preoccupazione riguarda principalmente i grandi destini più del piccolo mio o tuo. Le guerre sono tutte sbagliate, anche questa. Talebano, tale figlio. Ogni guerra fa delle vittime civili che non c'entrano niente. Se io cambiassi a fondo la mia vita per la paura sarei anch'io una vittima civile. Comportiamoci come prima, occupiamoci sempre di noi stessi per poter stare meglio con gli altri. Magari stiamo solo un po' più attenti. Questa per me è la miglior autodifesa." "Allora il prossimo sabato sarai via?" "Sì, ma perché non ci vieni anche tu?" "Magari, ci penso su". "Dai vieni, così facciamo quattro chiacchiere e poi decidiamo cosa fare e dove andare per le prossime feste".
Lucio Tancredi
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