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Una follia esilarante!
di Michele da Potenza, Agosto 2004
Non ce la facevo più ! Dovevo mettere il mio piede marino su una barca a vela ! Dopo anni e anni ero stanco di navigazione estiva sottocosta e di volgere la prua del mio gommone verso quel “triangolo bianco” ogni volta che compariva all’orizzonte nell’inteso blu del (mio) Tirreno. Andavo vicino ad estasiarmi , ed ammirare l’elegante e il silenzioso incedere di una barca a vela ed ogni qualvolta che la sua prua fendeva un’onda , sembrava che chiedesse scusa al mare , per aver infranto l’armonia del suo ondeggiare . Avevo l’impressione che il mare si comportasse , nei confronti della barca , come l’amante che accarezza , sfiorando le dolci curve della propria amata. Non potevo continuare a soffrire ! Dovevo verificare se queste sensazioni fossero altrettanto intense stando in un pozzetto o sulla tuga o addirittura al timone di una barca a vela. Mi sono rivolto ad una associazione , Jonas , i cui componenti , nonostante operino per lavoro , hanno ancora i postumi della malattia che ha colpito il sottoscritto , il “ morbus veli ” . Essi , data la gravità del caso , mi hanno prescritto la seguente terapia: una settimana a bordo di uno sloop di 37 piedi (il cocoa) tra le isole della Croazia. Dopo un viaggio , non certo agevole di ventiquattro ore ! (dall’ appennino Lucano alla costa Croata) , tra FFSS , traghetti e tassisti croati , finalmente sono arrivato al molo B23. E qui ad accogliermi , trovo il rassicurante e possente capitan Federico , che si rende subito conto dello stato del mio malessere. Primo giorno di navigazione : a vele tese con andatura di bolina , al timone il già navigato Alberto , noi altri alle manovre , ad un certo punto , si ode una voce ciclopica (capitan Federico) : “ Prepararsi a virare ! , Michele (il sottoscritto) vai verso prua , e attento che la scotta del genoa non si incattivisca!! “ Michele: infarto mancato. Che voleva dire incattivirsi ? Comunque corro verso prua , il genoa si sposta da sinistra a dritta , non è successo nulla , per fortuna la scotta non si è arrabbiata!! Secondo giorno di navigazione : quasi bonaccia, si va a motore , capitan Federico mi somministra la prima dose della sua medicina : “Michele , al timone! ” Finalmente entro in contatto diretto con la barca , sento che la ruota del timone non è un oggetto inanimato , sembra pulsare, che emozione ! Non avevo l’impressione di governare una barca a vela , ma di accompagnare mano nella mano la donna che ogni uomo sogna di incontrare , quella eterea dell’olimpo. Seguono giorni di navigazioni tra verdeggianti insenature e piccoli agglomerati marini . Il tempo peggiora , nuvole grigie , qualche leggero rovescio , vento da nord-est a 20/25 nodi , mare forza 4-5. E’ l’ultimo giorno : dobbiamo guadagnare il porto d’arrivo . Si salpa alle sette del mattino. Dopo aver mollato l’ultimo corpo morto , ci dirigiamo verso il mare aperto , ed è qui che capitan Federico decide di somministrarmi l’ultima massiccia dose della sua nota medicina: “Michele , al timone!” Andatura al traverso , la barca sbanda con angolazioni paurose , il genoa quasi tocca il colmo dell’onda che l’ha appena sospinta in aria sulla propria cresta , non sto accompagnando una donna eterea , ma una indomabile vera donna!! Attimi di blocco celebrale , poi decido: perché non comportarmi come ci si comporta con una donna capricciosa? Assecondandola (poggiando) quando la sua ira si scatena sotto le violente raffiche di vento , o forzandola (orzando) quando non vuole seguire la rotta da me indicata . Capitan Federico mi osserva con lo sguardo del medico orgoglioso che vede il suo paziente migliorare. Per brevità , non commento le emozioni che si provano nel lasciare nel porto quella strana simbiosi di barca-donna. Ma il traghetto è in partenza . Dopo il non menzionabile viaggio di ritorno , arrivo a casa , la moglie felice di rivedermi. Le necessità materiali ci costringono ad uscire per approvvigionare la nostra cambusa casalinga. Prendo la mia auto , adesso mi sembra un gran barcone ! Incredibile! non riesco a guidarla come facevo prima , cioè speditamente ; avanzo nel traffico con una andatura molto lenta. Mia moglie: “Michele issa lo spinnaker , altrimenti il supermercato chiude!! “ Vuoi vedere che il “ morbus veli” ha contagiato anche lei?
Michele
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