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Il respiro della vacanza
di Barbara da Vicenza, Agosto 2005
Nel giorno della luna si prende il mare. La Dama Bianca chiede silenzio e i motori si azzittiscono. Il vento arpiona le vele riempiendole di sé. Da riva a riva una strada incantata balugina nel sole. Le mille luci dei suoi occhi curiosi continuano a ricondurci alla Terra. Al vespro, un bosco di alberi bianchi ci attende. Poche bandiere ondeggiano sui loro rami spogli, pochi colori che nel loro ripetersi e mescolarsi uniscono e dividono le acque del mare, e la sua gente. Il primo ormeggio ci dondola ammiccando, mentre i tetti irregolari sgomitano sul promontorio, sottraendoci al sole poco prima dell’orizzonte.
Il giorno battagliero ingravida le vele di scirocco, e nel tardo pomeriggio il rombo di un temporale invita la Dama a danzare, mentre, sotto un cielo drappeggiato di grigio si tendono le luci e la potenza saetta, ammutolendoci. Ma il vento marinaro non manterrà le sue promesse, e il nuovo molo ci accoglie ancora con luminosa dolcezza.
Mercurio ci trattiene nel suo abbraccio. Una pioggia continua lava la mente obbligando il Tempo ad incontrare lo Spazio, nell’ozio languido del movimento, e trasforma il nostro equipaggio vacanziero in quattro esseri che hanno il potere di rallentare il programma. Ci rimangono addosso le emozioni di un popolo vivo e di questo giorno “in più”.
Giove ci stupisce di freddo, e l’aria frizzante ci insegna del mare autunnale, arricchendo la nostra estate con sensazioni insperate. Il porto ci lusinga ancora, inebriandoci dei suoi colori, ma nel primo sorriso del sole il mare ci si concede, accogliendoci nel suo ventre piacevolmente caldo, ben più del respiro.
E venere ci inonda della sua bellezza, specchiando il cielo in acque che accettano la sfida, tingendosi di blu.
E si acquieteranno, nel giorno a venire, fino a confondersi con una distesa immota, oleosa, che ci conduce scivolando verso casa. La bora saluta la nostra ultima notte, perdonandoci gli errori dell’ignoranza, e accogliendo il grato rispetto di quello che avrebbe potuto essere un saluto, ma porta il segreto sapore di un arrivederci.
Barbara
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