Le dritte di Jonas
Cosa ho imparato a Copenaghen
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di Raffaella di Milano, Agosto 2005

le bici di Copenaghen Copenhagen: ultima sera di una splendida vacanza. Io e la mia compagna di stanza, Monica, ci attardiamo al ristorante. La birra è buona e la compagnia piacevole… è davvero un peccato che sia già ora di rientrare.
Ancora ridendo, usciamo dal locale ed ci dirigiamo al parcheggio delle biciclette, ma la mia è scomparsa!
D’istinto frugo nei jeans per cercare la chiave del lucchetto –prova inoppugnabile che l’avevo chiusa- e scopro che… accidenti, nessuna chiave, l’ho proprio lasciata aperta!
Torniamo a casa a piedi e io continuo ad insultarmi per essere stata così sbadata: ma è possibile lasciare la bici senza lucchetto proprio l’ultima sera? Ed essere anche così sfortunati da farsela rubare in una città come Copenhagen?
Dire che non ho dormito sarebbe un’esagerazione, ma sicuramente prima che mi addormentassi mi sono lasciata marinare a lungo nei rimproveri e nelle autocommiserazioni.
La mattina seguente il ritrovo è di fronte allo stesso ristorante della sera prima per una rapida colazione ed i saluti, e io mi incammino con un certo anticipo, visto che sono costretta a camminare.
Penso alla penale che dovrò sborsare e sono davvero seccata, ma poi mi guardo attorno: è domenica e la città non è ancora del tutto sveglia. Nonostante sia agosto l’aria è fresca e marciare è gradevole. Mi viene in mente che – ma sì, dai – in fondo sono in vacanza! E la bici? E i 200 euro? Vabbè, è l’ultimo giorno, perché lasciarselo rovinare così? Vorrà dire che farò un po’ di economia una volta tornata a casa!
Lentamente mi torna il sorriso. Attraverso la strada e sbuco nella piazza in fondo alla quale c’è il nostro ritrovo: mi si para davanti una bicicletta buttata a terra.
Toh, è azzurro cielo, proprio come la mia. E… guarda che combinazione: ha una targa con il numero 16… proprio come la mia!
Quasi non ci credo mentre mi avvicino: è proprio lei!
È dalla parte opposta della piazza rispetto a dove l’avevo parcheggiata la sera prima , e nel cadere il manubrio si è un po’ ruotato, ma niente che non si possa sistemare con un paio di spinte ben assestate. Per il resto è perfetta, forse qualcuno l’aveva presa per sbaglio, forse è stato un prestito forzato, chi lo sa… fatto sta che è lì.
Ecco, ci sono tanti motivi per cui si va in vacanza, e ci sono molteplici cose che ci si aspetta di imparare da un viaggio: io sono andata a Copenhagen in bicicletta e ho imparato inaspettatamente che dietro l’angolo può nascondersi anche un lieto fine.





Raffaella



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