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Una piccola storia
di Daniela di Asti, Agosto 2005
Il sig. Helsingør lavorava in un piccolo negozio sulla Peter Bangsvej nella città di Copenhagen. Aveva passato molti anni a raccogliere tutti quegli oggetti accatastati nelle due stanze...Vasi di porcellana Royal finemente dipinti, vetri opalescenti, strani soprammobili in cristallo, antiche statuette cinesi e tavolini e vassoi e candelabri ed ogni sorta di qualsiasi cosa si possa immaginare. Ogni giorno metteva fuori dal suo negozio gli ultimi oggetti raccolti nelle vecchie case, componendo una graziosa ambientazione che attirava lo sguardo dei passanti. Un salottino di velluto rosa appoggiato su un kilim scolorito, un ritratto di donna dal sorriso ammaliante, cuscini a “point de croix” sgualciti, un servizio spaiato in fine porcellana… Ogni mattina due ragazzi pedalavano velocemente lungo quella strada per raggiungere il gruppo di amici e partire alla scoperta di nuovi fantastici angoli della città , lanciando uno sguardo incuriosito all’ammasso di oggetti sul marciapiede. E succedeva così, tutte le mattine e tutti i pomeriggi, quando ripercorrevano la strada del ritorno per raggiungere la casa ospite di Kurt e Jette Smith nel quartiere di Frederiksberg. Fino a quel giorno in cui si fermarono. Dopo aver appoggiato le bici al muro, i due ragazzi incominciarono ad aggirarsi tra le chincaglierie esposte. Su di un piccolo tavolo in legno scuro un po’ claudicante, troneggiava una volpe imbalsamata. Difficile non notare il muso aguzzo e lo sguardo vitreo ma furbo dell’animale che sorrideva con un ghigno famelico, senza tuttavia incutere paura. Anzi, sembrava messa lì per richiamare e dare il benvenuto agli avventori. Le sue zampe erano fissate su di un asse di legno e vista così, poteva essere scambiata per un trofeo di gara. I due ragazzi fecero un lento giro all’interno del negozio, fino ad incontrare lo sguardo del sig. Helsingør. Helsingør era un uomo di mezza età con un faccione tondo ed un sorriso aperto. Con lo sguardo faceva capire che i clienti erano suoi ospiti e, con discrezione, li lasciava aggirare tra le fragilità dei vetri e delle porcellane accatastate per il poco spazio. Ma ecco che i due ragazzi furono attirati da ciò che stava accadendo fuori. Una mamma ed una bambina si erano fermate con le loro bici di fronte agli oggetti esposti sul marciapiede. Un attimo dopo la piccola teneva l’austera volpe tra le braccia. Lo sguardo della madre era dubbioso e poco accondiscendente; quello della bambina era estasiato. Lo scampanellio della porta annunciò l’ingresso della piccola. I suoi brevi passi erano timidi e lenti. Stringeva con fatica al petto la rigida volpe. Aveva lunghe trecce bionde e mostrava un sorriso sdentato. Pronunciò poche parole in danese ottenendo dal sig. Helsingør una risposta altrettanto sintetica ed incomprensibile per i due ragazzi stranieri che continuavano ad osservare in silenzio. La piccola tornò in fretta dalla mamma che assunse un’espressione ancor più perplessa. Fu così che si separò dalla volpe riappoggiandola sul tavolino. La scena vista dall’interno del negozio era teneramente struggente. Ma solo per pochi attimi. Il sig. Helsingør uscì velocemente da dietro il bancone, sul quale stava incartando gli acquisti fatti e con tre grandi passi raggiunse l’esterno. La mamma e la bambina erano ancora lì. In un sol gesto depose tra le piccole braccia la fulva volpe. I sei occhi si incontrarono per ritrovarsi in un unico, grande sorriso di tenerezza infinita. Anche la volpe sogghignava sotto i suoi lunghi inflessibili baffi. E’ la magia delle fiabe.
Questa piccola storia è dedicata ad Hans Christian Andersen, che con il suo animo sensibile ha narrato la freschezza , la semplicità dei bambini e la capacità dei grandi di saperli comprendere. Ancora oggi, se stiamo attenti a ciò che ci capita intorno, possiamo trovare una favola da raccontare. Io l’ho trovata a Copenhagen, pedalando sulla mia bicicletta.
Daniela
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