Le dritte di Jonas
Nel Salento a vela, da sola...
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di Erica da Milano, Agosto 2006

vacanze per single In barca a vela. Da sola. Ne ho bisogno. Sono stanca e piena di guai. Ho voglia di stare in mezzo a gente sconosciuta, ho voglia di guardare il mare, sentire il vento addosso e come colonna sonora solo il fruscio delle onde e dello scafo.
Gli amici sono perplessi: sola? E se poi c’è gente tremenda? E se non ti trovi bene?
Non ho avuto dubbi, neppure per un secondo. Forte di una convinzione radicata e sperimentata in tanti viaggi. Se due persone scelgono la stessa meta, la stessa tipologia di viaggio, hanno sicuramente qualcosa in comune. Spesso più dell’amico o dell’amica che devi faticare a convincere per seguirti. Avevo ragione. Ma cominciamo dal principio. Come scegliere un imbarco individuale a vela? La risposta è ovvia: su Internet. Ho navigato per un po’, guardandomi varie proposte. Ho scartato le scuole e le barche lussuose con hostess. Ho voglia di semplicità. Alla fine vengo conquistata dal sito dell’associazione Jonas. Non li avevo mai sentiti. Sono di Vicenza. Mi piace il loro slogan: vacanze a basso impatto ambientale. Vela e bici. Le mete sono in tutto il Mediterraneo, i prezzi assolutamente onesti (la settimana va dai 300 ai 400 euro). Sardegna e Corsica le conosco, anche le Eolie e le Egadi. Capri e isole pontine potrebbero andare, ma forse c’è già troppa gente... Mi attraggono le crociere fra Istria e Dalmazia, ma durano un paio di settimane. Forse è meglio limtarsi a una. Il Salento? Non ci sono mai stata. L’itinerario è bello, si naviga molto, le soste mi attraggono, il barocco mi incuriosisce. E’ quel che fa per me. Per prenotare e pagare, bastano qualche mail e un paio di telefonate. Fisso anche il volo e pure l’appuntamento con lo skipper, a Brindisi, per il trasferimento e l’imbarco a Gallipoli. Internet è davvero fantastica.
Ma eccomi davanti alla barca. Bella. Giusta. Bavaria, tedesca e solida, 14 metri, ancorata al porto di Gallipoli, di cui subito mi conquista la città vecchia. E mi fa orrore un ecomostro che incombe, nella parte nuova. Un gigante di vetro, degno di una metropoli: ma come vengono in mente certi orrori agli amministratori? Meglio guardare l’equipaggio. Sono tutti educati e un po’ sospettosi. Gigi, lo skipper, è come te lo immagini. Bella faccia segnata da uomo di mare, una massa di ricci brizzolati, sorridente e di poche parole. Mauro, l’aiuto, è piccolo, forte, abbronzatissimo, più a suo agio in mare che sulla terra ferma. Poi, noi, gli ospiti. Impareremo a conoscerci, per adesso ci stiamo studiando. Subito, le informazioni essenziali. Come ti chiami? Di dove sei? Che cosa fai?
C’è Rosi, viso dolce e una vaga somiglianza con Béatrice Dalle. Fa l’infermiera, a Chiavenna. C’è Irene, estroversa e chiacchierona, fa anche lei la giornalista e lavora a Geo. Accidenti, la conosco. Peccato. Volevo solo sconosciuti. Ma lei, serafica, ribatte: è vero, ci conosciamo, ma poco. Ok. Poi Silvia, tostissima, medico chirurgo fiorentina. Una forza della natura. E gli uomini, Marco, un folletto scatenato. Toscanaccio, vive a Lucca, lavora in banca, ma coltiva mille interessi, ha fatto un corso di teatro (i suoi racconti e le sue barzellette sembrano spettacoli di Benigni), pratica yoga ed è vegetariano. C’è Stefano, informatico, di Merate (Lecco), silenzioso e gentilissimo. E Flavio, di Gorizia, uomo pratico che non si tirerà mai indietro di fronte a qualunque incombenza da barca. Coordina i rapporti fra un’azienda agricola e l’istituto agrario associato. Ci farà assaggiare il vino prodotto dai suoi studenti. Ottimo. I ritmi e l’impegno della barca ti fanno entrare subito in confidenza, ti conosci facendo, più che parlando, si decide assieme come muoversi, cosa comprare per la cambusa, cosa cucinare, se scendere al porto per la cena. I gruppi in barca sono un’incognita. Può andare benissimo, può andare malissimo. Ma in una settimana tutti danno il meglio e i difetti non fanno in tempo ad affiorare. Si sta stretti, ma non ci si dà mai fastidio. parli se ne hai voglia, ma quando sei sdraiata al sole, nessuno ti disturba. L’acqua è trasparente, il tempo fantastico, una brezza costante mitiga la forza del sole. Come per mano di un invisibile coreografo, entriamo tutti in sintonia. Si fa quel che c’è da fare. Nessuno si tira indietro, anche quando ci sono i piatti da lavare, in banchina, con la canna. Certo magari Marco nicchia un po’, è un tipo zen, lo soprannominamo il principe, ma si fa perdonare coi suoi irresistibili racconti. Gigi non smette i panni del capo neppure per un attimo. Come è giusto. In barca è indispensabile che uno comandi. Altrimenti si finisce tutti in mare. Chi sbaglia paga.
Si vive sul mare. Santa Maria di Leuca, con le sue ville arabeggianti e il faro, finibus terrae, Otranto, magnifica, nella cattedrale un pavimento a mosaico fra i più belli d’Italia, le insenature, le grotte in cui si riflette un’acqua turchese. E poi la magnifica riserva di Torre del Selvaggio. I nostri bagagli, già ridotti al minimo, restano nelle cabine. Giorno dopo giorno è sempre meno quello che ci serve. Il costume, la crema solare, gli occhiali e l’asciugamano, indispensabili. Una maglietta e un paio di pantaloni per quando si scende. Ti riconcili con i ritmi naturali della vita e impari a vivere solo con l’essenziale. Ti rigeneri, stai con gli altri e ci stai bene. Una sera dormiamo in mezzo ai pescherecci. Ormai ci sentiamo gente di mare. I pescatori ci regalamo un pesce spada. Finisce nel frigo. Il giorno dopo, mentre facciamo il bagno, Gigi e Mauro, in barca, sulla scaletta, i piedi in acqua, tagliano il pesce, per il pranzo. Li guardiamo. C’è il sole alto, l’acqua è blu, loro non hanno nulla di diverso dagli uomini di mare di sempre. Ci sentiamo tutt’uno con la natura. Anche un po’ selvaggi. Ormai ho imparato a conoscere i miei compagni di viaggio e anche ad affezionarmi un po’. Intuisco le storie alle spalle di ciascuno, le intuisco solo, perché nessuno se le è portate in barca. Con un tacito accordo. Questa è la nostra settimana di decompressione, i guai, li teniamo per quando sbarcheremo. Ora ne ho la conferma: quel pugno di persone che ha scelto lo stesso mio viaggio ha in comune con me molte più cose di quante ne potessi immaginare. E se il gruppo si riformasse, magari per una bella crociera alle Grenadine la prossima primavera?

Erica




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