Le dritte di Jonas
Grecia: uno sciabordio di sole e d’azzurro
Proponi a un amico di visitare questo sito
di Silvia, Agosto 2008

I cognomi li scopri solo alla fine, sul molo, dove giacciono i sacconi da viaggio buttati uno sopra l’altro: disordinata conferma di un viaggio arrivato alla sua destinazione finale.
Li desumi estrapolandoli dagli indirizzi mail con un’occhiata rapida: in fondo poco importano. Sono giusto un di più a visi che hai imparato a conoscere poco alla volta e mai definitivamente.
Più importanza hanno avuto i soprannomi, scaturiti spontanei da una battuta o ricavati da una peculiarità del carattere.
Sono quelli, infatti, che resteranno: la prova che talvolta, per un sortilegio benevolo, chi si sia e cosa si faccia ha meno importanza di quello che si dimostra di essere e di quanto si possa dare.
Su una barca, quando solo la fortuna ha assortito bene l’equipaggio, è questo che avviene.
Conosci persone che all’inizio hai difficoltà a chiamare “amici”: il tempo che te li lega è troppo scarso. Eppure ti pare limitato definirli semplicemente “conoscenti”; nello spazio ristretto di un dodici metri un conoscente potresti arrivare a ucciderlo. E qui, quanto meno, non puoi farlo.
Compagni di viaggio, allora, sembra essere la definizione più azzeccata.
Eppure, quando sei sul molo e sai che resta poco meno di una manciata di ore prima delle rispettive partenze, pensi che per loro valga qualcosa di più, e di meglio. Non fosse che 24 ore ogni giorno trascorse insieme meritano ben altra considerazione. Così, quando ti ritrovi a guardarli, uno per uno, seduti al tavolo della locanda a bersi insieme l’ultima birra, sai già che ti mancheranno.
Perché involontariamente, tra una risata e l’altra, ognuno di loro ti ha lasciato qualcosa di sé.
C’è chi ha faticato a mostrare quelle cicatrici che i vestiti portati in città qui non hanno potuto mascherare. Poi, quelle stesse, raccontate con una semplicità pudica, sono diventate altro. Altro persino per chi le indossa sulla pelle come un ricordo vitalizio. Gli sguardi maschili le hanno osservate con il rispetto che si porta a un eroe, quelli femminili hanno pensato che sono proprio loro a fare di un ragazzo un uomo.
Pensa a questo Dieghito quando indosserai la camicia che coprirà tutto. Pensa che quello pseudonimo che ti abbiamo dato dal primo giorno è scaturito da queste considerazioni che neppure ci siamo resi conto di percepire. È stata tenerezza istantanea, solidarietà. L’affetto buono che si prova quando non c’è nemmeno il tempo per razionalizzarlo.
Di fianco a te, apparentemente serio, c’è il “Mansueto”.
È stato lui a definirsi così e tutti abbiamo fatto nostra la considerazione che aveva dato di se stesso, quando si era schernito del fatto di essere un leader: leone di razza, oltre che di segno. Pochi i suoi sorrisi, ma sempre ben piazzati, contagiosi, veri. E pronti a esplodere in risate inarrestabili a cui nessuno poteva rimanere immune.
Li guardo parlare, cercando di imprigionarli nello sguardo come se fosse un’istantanea.
C’è Antonio seduto vicino a Paolo.
Perché nessuno ha creato per te un nomignolo? Forse sei stato troppo educato per meritarlo, con tutti, sempre. Anche tu, talvolta perso nei tuoi pensieri insondabili, quando con le vele ammainate rientravamo in porto nel silenzio del tramonto e dopo un’intera giornata a ridere lasciavamo che parlasse solo “lo sciabordio” contro la chiglia.
Nella sacca da viaggio hai portato con te il desiderio di tornare da qualcosa che ti aveva rubato il cuore quando avevi già deciso di partire.
Aveva ragione Cinzia, “Ma chi sono i single in questa vacanza per single?!?”. Nessuno, o quasi. Non è stato per buttarsi in un’avventura estiva se ciascuno di noi aveva scelto di intraprendere questo tipo di vacanza.
Ha la battuta sempre pronta il Theo, e anche in queste ultime ore prima delle partenze non ha perso il suo smalto. La facilità con cui riesce a farti ridere disarma ogni volta. È lui che incalzava tutti quando, nelle ore piccole, la conversazione perdeva i colpi e il sonno reclamava il suo diritto. Sono state sue le ricette improvvisate con quello che restava in cambusa: ha portato la sua arte anche in barca, senza mai vantarsi – lui che avrebbe potuto farlo - di quella sua capacità così naturale di usare il cibo per creare felicità aggiunta.
Cinzia, seduta di fronte a lui, tace. Sorride e tace, come ha sempre fatto. Perché Cinzia, soprattutto, ascolta. Lo ha fatto con tutti in quei nostri sette giorni insieme. E tutti hanno sentito che il suo silenzio era qualcosa di più, un qualcosa di prezioso, di cui c’era da fidarsi. Poi, col suo veneziano così caratteristico, ha risposto per le rime quando è stato il momento, e ha riso col suo sorriso da bambina cresciuta ogni volta che l’allegria le ha tirato le labbra.
Li guardo insieme, un’ultima volta.
Sono la prima a partire, soprattutto la prima a dover dire “ci vediamo” e a schernirmi quando qualcuno, in un’ultima battuta, accenna un non troppo convinto “Mi raccomando, niente lacrime”.
E penso che anche se queste sono le solite cose che si dicono, quei convenevoli obbligatori che si riservano a un commiato, ho davvero desiderio che accada. “Forse ci ritroveremo ancora”, come canta una delle canzoni nel mio ipod snobbato. Magari nel ristorante del Theo, per ricordare aneddoti e ridere ancora di vecchie battute. Quando di questo viaggio non resteranno che poche foto, neanche così particolari, in fondo. E della nostra vacanza un ricordo che, siamo abbastanza adulti per saperlo, non potrà ripetersi uguale una seconda volta. Ma tutti sufficientemente bambini per credere, proprio come quando lasciavamo gli amici incontrati nelle stagioni al mare coi genitori, che salutarsi dopo aver condiviso un niente fatto di tutto non sarà mai perdersi davvero.


Silvia



Articoli correlati
Grecia Corfù Paxo in barca a vela
GRECIA SOLO PER SINGLE IN BARCA A VELA
Jonas by Circolo Viaggi - Corso Padova 145, Vicenza - Tel. 0444.303001 - Fax 0444.314879 - @mail: info@jonas.it - Orario: 9-19 (lun. - ven.)
Chatta con me
Sitengine - Telemar Copyright ©2005-2012 Circolo Viaggi srl - sitemap