Le dritte di Jonas
Sognando l'Africa
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di Valentina, Febbraio 2005

Senegal "... Ci sono viaggi alla scoperta di luoghi, altri alla scoperta delle genti che abitano quei luoghi...". Così ho deciso di partire e non so quale stella mi abbia condotta in Senegal. Sognando l'Africa, sono cresciuta sognando l'Africa.
Il sole è alto nel cielo, il caldo intenso; una lieve brezza proveniente dal mare porta con se il sollievo di note lontane. Questa è Somon, un tranquillo villaggio di pescatori e musicisti a soli 80km dalla confusione inebriante di Dakar. Questa è Somon, un luogo senza tempo dove tutto diventa musica, un luogo dove se hai voglia di metterti in discussione puoi cogliere la spiritualità, l'ospitalità, la semplicità di un popolo povero ma ricco di valori che noi spesso dimentichiamo...che forse abbiamo già dimenticato. Questa non è l'Africa della compassione, non è l'Africa dei safari, non è l'Africa del dolore. Questo è il Senegal, l'Africa dall'anima spirituale. È svegliarsi la mattina ed entrare in contatto con gli elementi della vita, è la terra, il fuoco, è l'aria e l'acqua. È svegliarsi la mattina e sentirsi appagati, è camminare a piedi nudi sulla spiaggia e dimenticarsi dell'abbranzatura. È camminare su una spiaggia eterna e silenziosa che inaspettatamente, improvvisamente si anima.
Le piroghe rientrano dal mare e le donne pazienti aspettano che i loro uomini tornino a terra, pronte a lavorare il pescato, a dividerlo per esporlo al mercato. La musica dei djembee e delle Kore offrono, come sempre, un sottofondo viscerale accompagnando la vita di un popolo fiero, felice acnhe se ha poco, consapevole di vivere per un Dio che veglia su di lui. La confusione incalza, il pesce è esposto. L'odore seppur forte, punge l'olfatto ma non l'offende. Le vie del mercato si infittiscono, gli odori intensi cambiano prima dolci poi acidi, sono le arachidi tostate, gli incensi, l'acqua stagnante. Sono odori destabilizzanti che incontrano le note fino ad ipnotizzarti. Il caldo ora è asfissiante, tutto intorno persone dai vestiti di mille colori trattano per il loro pasto quotidiano. Gruppi di bambini sorridenti si annidano a te cercando la magia di una foto, cercando il contatto tattile con te così diversa. Il colori gialli e rossi e arancio delle spezie incorniciano l'argento dei pesci. Finalmente lo sguardo ritrova spazio e sfogo, poco più in là l'oceano. L'immenso si apre, l'orizzonte a 360°.
Il cielo tocca il mare, il mare tocca il cielo. Tutto è di nuovo quiete, eterno. Un volo di gabbiani disegna buoni pronostici, squarciando la volta azzura in piroette di squadra.
Non so se riuscirò mai ad impressionare sulla carta le emozioni che ho dentro, vorrei però lasciarvi il sapore di queste terre nelle quali tornerò. Il calore dei suoi abitanti e dei loro té preparati ed offerti con cura. Le difficoltà di comunicazione seppur molte, annullate dal linguaggio universale della musica. Seduti in circolo all'ombra di un baobab a cantare, a fumare, a parlare di un Dio uguale per tutti anche se ha nomi diversi.


Jamm ak Khewel!
Valentina



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