Le dritte di Jonas
Oltre i confini
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di Lucio Tancredi, Ottobre 2003

Ora sono di qua, ora sono di là. Non ti è mai capitato di fare questo gioco ad uno di quei cartelli col nome di una località? Qui sono a in provincia di Bologna, di là sono in provincia di Firenze. Salto una linea immaginaria. Ora sono in Emilia, di là sono in Toscana. Dall'altra parte del ponte, sul fiume più grande, sono in Veneto. Ma non molto tempo fa c'erano linee molto poco immaginarie attorno a noi. E ti ricorderai - e se non ti ricordi fatti raccontare - che prima di partire si doveva: controllare che la carta d'identità non fosse scaduta, che ci fosse la scritta valida per l'espatrio, che poi ci tocca tornare indietro e siamo partiti per niente! Per andare a Parigi o a Monaco si doveva passare di là. Il luogo e il rito della dogana, della frontiera, dei confini. In auto, in treno e in aereo era un po' diverso, ma anche un po' uguale: erano sempre controlli. Come quella volta che mi hanno rivoltato l'auto come un calzino. Venivo dal nord e avevo pure la bombola per il GPL. Faceva un freddo boia. Ma si usava così. Oppure quell'altra volta che alla frontiera francese manco mi fermano per dare almeno un'occhiata che quasi quasi mi incazzavo per essere stato ignorato. E poi la dogana era anche il primo luogo dove prendere contatto con le differenze: me lo ricordo ancora quel doganiere austriaco, militare in divisa biondo coi capelli lunghi, pizzetto e l'orecchino che uno così in Italia se gira per strada poco ci manca che lo arrestano, ma si sa al nord sono diversi. Mi ha fermato con gentilezza e dopo aver svolto il suo lavoro con una competenza inaspettata per un tipo così mi guarda e fa: "ok, antate pure e puon fiaggio". Veniva voglia di baciarlo! Era così una volta. Circondati dai confini. Ovunque. Per qualsiasi viaggio si doveva passare spesso anche più di un confine. E oggi che non ci ferma più nessuno da qui a Oslo? Da Lisbona alle steppe? Dove sono i confini oggi? Forse non è oggi come millenni fa che il confine è solo uno? Oltre le colonne d'Ercole, dove finisce il Mondo e inizia l'ignoto, dove abitano i Mostri. Il mondo di qua, quello conosciuto, e il mondo di là, quello sconosciuto. Dove sono i mostri? Dove hanno messo il confine? Navigando in internet vado ovunque, dalla TV mi arriva di tutto da ogni dove. Ma di confini in realtà ce ne sono ancora troppi. Dobbiamo continuare allora a passare il confine sempre. O almeno mantenere in noi questa pulsione. Solo chi ha fame oggi viene riconosciuto come uno che sconfina, e li chiamiamo clandestini. I confini vanno superati perché uno solo è il luogo della condivisione, dell'incontro. Quella è la nostra terra.


Lucio Tancredi



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